Le famiglie risorsa della comunità

Referenti progetto: 
Laura Rossi
Referente del gruppo di lavoro trasversale Smart City
Mirella Borghi, Laura Rossi
Area Istruzione ed Infanzia
Obiettivo

Il progetto si rivolge alle famiglie che hanno figli/e nella fascia di età 0-14 anni e ha una valenza pluriennale nel consolidare strumenti di partecipazione già in essere e nello sperimentarne forme nuove. Obiettivi principali sono la costruzione e il rispetto del bene comune e per la produzione del cosiddetto “capitale sociale” cioè di azioni, relazioni ed esperienze che sviluppando senso di appartenenza, confronto e fiducia reciproca, rendono coesa la comunità e contribuiscono alla qualificazione dei contesti di vita dei bambini e dei ragazzi.
Le azioni all'interno del progetto sono diverse, realizzate sia direttamente dall'Area Istruzione, sia in collaborazione con gli Istituti Comprensivi
A) Nei 36 servizi (comunali e convenzionati) rivolti ai bambini da 3 mesi a 6 anni viene costantemente promossa la partecipazione delle famiglie riconoscendo il ruolo dei genitori non come semplici fruitori di un servizio, ma come interlocutori partecipi e corresponsabili nell'ambito di un progetto educativo rivolto ai figli.
B) Alla scuola primaria Pasini dell'Istituto Darsena, realtà ad alta complessità sociale, è stata realizzata un’attività di extrascuola che, in raccordo con la scuola stessa, accoglie bambini/e oltre l'orario scolastico per un accompagnamento allo studio ed, al contempo, è di supporto ai bisogni sociali delle famiglie.
C) Le pedagogiste dei servizi educativi del Comune, coinvolte in prima persona, attivano sportelli di ascolto su temi educativi, dubbi, problemi con le famiglie.
D) La rassegna Voglia di Crescere è una sorta di contenitore educativo pro-attivo che propone ai genitori laboratori esperienziali e incontri dialogati in cui confrontarsi fra loro e con esperti sul rapporto con i propri figli e figlie da 0 a 14 anni di età. Voglia di Crescere è organizzato direttamente dall'Area Istruzione e Infanzia, in collaborazione con ASP-Centro per le famiglie ed approfondisce tematiche legate all’infanzia ed all’adolescenza, anche con l’ausilio di esperti.
E) L'inclusione dei bambini con bisogni speciali è una delle realtà più significative della scuola italiana, che mette in rete più istituzioni che collaborano per raggiungere il miglior percorso di integrazione possibile. In questa prospettiva è stata realizzata la guida “Quello che va in giro torna” che raccoglie i diversi passaggi che bambini/e e adolescenti disabili affrontano nella loro crescita nei diversi ambiti (salute, scuola, lavoro tempo libero), segnalando contatti e riferimenti.
Altro progetto significativo, da un punto di vista interistituzionale, che promuove nelle scuole primarie attività di rilevazione ed intervento per i bambini con difficoltà di apprendimento è “A scuola di parole”. Tale progetto, a cui partecipano Asl, scuole, Comune e varie associazioni del territorio, prevede azioni rivolte ai bambini stessi e formazione per gli insegnanti, nonché supporto alle famiglie.

Perché è smart

Il progetto è smart perché il coinvolgimento delle famiglie, come spazio dedicato alla pluralità dei punti di vista e delle culture, favorisce l'incontro, lo scambio, l'inclusione in un’ottica di raccordo con i servizi formativi del territorio

Descrizione estesa

Oggi si parla sempre più di accoglienza e partecipazione delle famiglie come recupero del valore della comunità; come piacere della relazione spontanea, della condivisione degli stili educativi, dei modi di stare insieme con i propri ed altri figli. Si è diffusa e consolidata l’attenzione a far sì che i primi contatti fra la scuola e la famiglia non siano “burocratici”, ma personalizzati, perché devono far percepire l’amichevolezza del servizio e la volontà di creare le condizioni migliori per una positiva relazione, che invogli i genitori ad essere maggiormente attivi e partecipi nel contesto educativo.
Le forme di partecipazione delle famiglie alla vita dei servizi per l'infanzia hanno una storia che coincide con la storia stessa dei servizi e con essa si è evoluta nel tempo.
L’accoglienza definisce la scuola come un luogo formativo, aperto al dialogo ed alla collaborazione reciproca che si esprime attraverso molteplici buone pratiche e oggi si articolano in diverse modalità:
· l’informazione delle famiglie circa il panorama delle opportunità socio-educative presenti sul territorio e della progettualità educativa, che sottende alla pluralità delle tipologie di servizi, a sostegno della consapevolezza delle scelte dei genitori (guide informative, pagine internet dedicate, una newsletter per genitori, la possibilità di visitare i servizi nel periodo delle iscrizioni)
· la progettualità dell’accoglienza e degli ambientamenti nelle scuole, rispettose dei bambini e delle famiglie, che contribuiscono progressivamente alla costruzione della fiducia, della rassicurazione e di un senso di appartenenza ad una comunità sociale, dedicata al bambino e al suo benessere;
- la ricca e diffusa pratica di incontri e relazioni a sostegno della partecipazione quali comitati di partecipazione, assemblee, incontri di sezione, colloqui individuali, supportati in caso di necessità anche da mediatori linguistici per genitori stranieri;
- momenti formativi e di confronto per genitori su tematiche specifiche, feste e laboratori
- Incontri con gruppi di lavoro specifici, ad esempio il Gruppo di Lavoro Handicap per i genitori dei bambini con bisogni speciali;
- partecipazione delle famiglie alla valutazione dei servizi e ai percorsi di miglioramento della qualità offerta
Inoltre molteplici sono i progetti nella scuola primaria e secondaria di 1° grado che coinvolgono i ragazzi in attività laboratoriali, performative, espressive etc, e le loro famiglie, soprattutto nelle situazioni di maggiore complessità sociale.

Impatto potenziale del progetto

I servizi educativi, vista la connessione esistente fra benessere del bambino e qualità delle relazioni con i genitori, svolgono un ruolo cruciale nel processo di avvicinamento fra le diverse identità e si sono arricchiti nel tempo di una forte funzione sociale. Essi curano, infatti, il progetto formativo e partecipativo delle famiglie, in un’ottica di sviluppo di comunità, attraverso forme di produzione di capitale sociale, cioè di azioni, relazioni ed esperienze che, accrescendo senso di appartenenza, confronto e fiducia reciproca rendono coesa la comunità e contribuiscono alla qualificazione dei contesti di vita dei bambini.
Insegnanti e altri operatori della scuola e dei diversi servizi sono impegnati nella costruzione di un patto educativo con le famiglie con le quali condividere obiettivi comuni di crescita e benessere dell’infanzia e di sostegno al ruolo genitoriale che risponde sia al bisogno di quel singolo bambino, sia alla comunicazione e condivisione di quei principi di solidarietà, reciprocità e collaborazione, che fanno sentire un individuo parte di un gruppo che lo sostiene e cresce con lui.
I servizi per l’infanzia del Comune di Ravenna si basano infatti su un principio consolidato da anni di buone pratiche: i genitori e le famiglie sono una risorsa per i servizi, per la scuola e per l’intera comunità, non sono solo utenti dei servizi ma co-protagonisti insieme ai loro figli.
L’organizzazione sociale oggi sovraccarica di aspettative e funzioni, che sono da conciliare con quadri sociali ed economici in sempre più veloce mutamento, i genitori che, da un lato, portano una grande attenzione ai bisogni dei bambini e, dall’altro, percepiscono la difficoltà a farvi fronte con le loro sole risorse.

Inoltre, in considerazione dei movimenti migratori sempre più importanti che interessano il nostro territorio, il principio di “accoglienza”, quale contatto e apertura verso l’altro, diviene principio da coltivare e far crescere a partire dai servizi per l’infanzia e dalle scuole presenti nel nostro territorio. La riflessione sulla multiculturalità coinvolge infatti i diversi settori del mondo sociale e formativo che non possono prescindere dall’obiettivo di uno sviluppo che vada sempre più in un’ottica di interculturalità, trasformando la diversità in una risorsa sia per lo sviluppo umano di individui e di gruppi, sia per la comunità e l’intera società.
In questo quadro il principio di “accoglienza”, quale contatto e apertura verso l’altro, diviene principio da coltivare e far crescere a partire dai servizi per l’infanzia e dalle scuole presenti nel nostro territorio, anche in virtù dei movimenti migratori sempre più importanti che lo interessano

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